Come nacque l'interesse per l'archeologia a Carlantino

Credo fosse il 1983, all'epoca facevo le scuole medie e l'insegnante ci assegnò come compito per casa la classica "ricerca" sulle origini del paese. Immagino che chiunque abbia frequentato le scuole di Carlantino abbia dovuto affrontarla; ebbene anch'io come tutti i miei compagni, indossai i panni dell'indagatore e quello che scoprii mi colpì profondamente. Innanzitutto bisogna dire che le notizie riguardanti le origini del nostro paese erano da sempre molto scarse ma questo stimolava enormemente la mia curiosità; Fortunatamente trovai in biblioteca un libro intitolato semplicemente "La Puglia", nell'elenco dei comuni pugliesi c'era anche Carlantino riguardo al quale vi erano solo poche righe che riportavano alcuni dati del tipo: numero di abitanti, estensione in kmq del comune ecc. ma ciò che mi folgorò e mi rimase impresso fu l'ultima riga che cito testualmente: "... nei pressi del centro abitato vi è il monte S. Giovanni sulla cui sommità si erge una rocca sannitica del 1000 a.c.". Pensai subito a quello che tutti in paese chiamano "il castello" e che io non avevo mai visto. Organizzai allora, con mio fratello e i miei amici, una spedizione esplorativa; ricordo che era il giorno di pasqua e noi, col vestito della domenica, ci arrampicammo sul monte S. Giovanni alla scoperta dell'antico castello; Le mie scarpe da festa con le suole di cuoio scivolavano sugli aghi di pino come fossero sulla neve, avrò fatto almeno il quintuplo dei passi per salire, ma alla fine fummo in vetta. Non era una bella giornata, era tutto nuvoloso e di tanto in tanto qualche nuvola bassa spinta da una leggera brezza attraversava la pineta immergendoci in una fitta nebbia e rendendo il paesaggio inquietante tanto più che avevamo il timore di fare la stessa fine del famoso "pastorello dal flauto di ferro". Non so se si tratti di una leggenda o di un fatto realmente accaduto ma gli anziani del paese raccontano che molti anni or sono un ragazzino che pascolava le sue pecore sul monte S. Giovanni fu sorpreso da un temporale e per questo si rifugiò tra le rovine del castello per trovarvi riparo ma il povero pastorello purtroppo aveva con se un flauto di ferro che suonava durante le sue lunghe giornate al pascolo e fu proprio questo che, secondo la credenza popolare, attirò il fulmine che lo uccise. Ma tornando a noi, eravamo immersi in questa atmosfera quasi magica, ci aggiravamo nella pineta in cima al monte e ad un certo punto vedemmo emergere tra le nebbie e gli aghi di pino i famosi ruderi del castello. Rimasi un po' deluso, avevo immaginato che "il castello"non poteva essere un edificio enorme ed integro perchè dal paese si sarebbe visto ma non credevo fosse così piccolo come estensione, in realtà scoprimmo che non si trattava di un castello ma dei ruderi di una torre che si possono vedere ancora oggi         

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indugiammo qualche tempo aggirandoci tra le erbe e le pietre, notammo che al centro dei resti della torre c'era una specie di fosso e i resti di quello che doveva esser stato il pavimento formava una piccola tettoia quasi a formare una grotticella, pensammo che doveva essere proprio quello il luogo in cui lo sfortunato pastorello cercò rifugio dal temporale. Mentre eravamo intenti a ricostruire il tragico accadimento, all'improvviso, incredibile ma vero, il vento cambiò improvvisamente direzione, frange di nebbia ci inghiottivano a tratti, ma cosa strabiliante, il vento portava con se il suono di un flauto che suonava una malinconica e struggente melodia. Rimanemmo di ghiaccio guardandoci increduli l'un l'altro, sapevamo che doveva esserci una spiegazione logica ma tre secondi dopo stavamo gia correndo a gambe levate giù per la montagna mandando a quel paese la logica. Le mie scarpe scivolavano già in salita immaginatevi in discesa, sciavo letteralmente tra i pini, caddi ovviamente e nella caduta mi ritrovai in mano un frammento di vaso ornato da una banda larga nera e una più sottile, era il primo reperto archeologico ritrovato, si vedeva che era antico e lo portai con me, continuando a correre ovviamente. Arrivati che fummo nella piazza della SS. Annunziata che si trova proprio ai piedi del monte S. Giovanni e che prende il nome dalla chiesa dedicata appunto alla SS Annunziata, ci trovammo di fronte tutto il paese riunito, erano in  processione per la Pasqua, dalla folla spuntavano le statue portate in processione e insieme ad esse c'era un volenteroso che portava un megafono collegato ad un registratore il quale, ad un certo punto, come avrete gia immaginato, riprodusse la stessa melodia udita al "castello". Evidentemente proprio al momento giusto l'improvviso cambio di direzione del vento portò il suono chiaro e nitido tra le nebbie dei pini proprio verso di noi, ecco svelato il prodigioso evento. Negli anni seguenti tornammo molte volte sul monte S. Giovanni alla ricerca di reperti, non si verificarono più fatti prodigiosi ma il ritrovamento di quell'antico frammento di vaso segnò l'inizio dell'avventura dell'archeologia a Carlantino e di questo vi racconterò prossimamente...

...CONTINUA...

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